martedì 28 agosto 2018

Ponte di Brooklyn e ponte Morandi



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Lo chiamavano “Ponte Brooklyn” per la vaga rassomiglianza con il bellissimo “bridge” americano: era l’orgoglio dei genovesi, simbolo di ricchezza e modernità negli anni del boom economico in Italia. Quando lo vidi per la prima volta pensai a Genova come ad una città veramente moderna. A soli cinquant’anni dalla sua esistenza, verrà demolito perché è diventato come un nobile decaduto, anzi, tristemente caduto. Quel ponte ha trascinato con sé morte e disperazione, ha spezzato la vita di uomini e donne, privando giovani e bambini della possibilità di crescere ed avere un proprio futuro; ignari del destino ingrato a cui andavano incontro. Loro non sapevano, perché nessuno li ha informati del grande pericolo che potevano incontrare percorrendo quel ponte. Forse, ripeto forse, qualcuno  ha taciuto pensando che quell’opera così grande non fosse vulnerabile, fragile e pericolosa, ma in certi frangenti non bisognerebbe fermarsi solo a pensare ma accertarsi da vicino quel che c’è da fare e studiare per attuare verifiche dopo aver pensato.

 

Evidentemente, chi di dovere, non ha agito per mettere in sicurezza i cittadini. Credo che, a questo punto, non ci siano tante altre cose da dire, ma solo tantissime cose da fare per il diritto alla sicurezza, come cittadini di questo grande e moderno Paese. Certamente conosciuto in tutto il mondo per le sue straordinarie bellezze naturali, le opere d’arte, la cultura, il  mare, dunque anche la gente cordiale e accogliente. Bisogna però fare in modo di arrivarci al bel Paese, mettendo in campo tutte le forze necessarie per garantire l’incolumità delle persone. Raggiungere in tranquillità la nostra bella Italia è un dovere  Imprescindibile dello Stato. ~ ~ 

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